NO ALLEVAMENTI DI ANIMALI DA PELLICCIA

Informare e sensibilizzare i cittadini contro l’acquisto di pellicce.Considerato che tutti gli animali hanno dei diritti, che il disconoscimento e il disprezzo di questi diritti hanno portato e continuano a portare l’ uomo a commettere crimini contro la natura e contro gli animali, considerando che il riconoscimento da parte della specie umana del diritto all’esistenza delle altre specie animali costituisce il fondamento della coesistenza delle specie nel mondo, che genocidi sono perpetrati dall’uomo e altri ancora se ne minacciano, considerando che il rispetto degli animali da parte degli uomini è legato al rispetto degli uomini tra loro, che l’educazione deve insegnare sin dall’infanzia a osservare, comprendere, rispettare e amare gli animali.

Gli animali in questo caso sono allevati per essere uccisi. Gli allevamenti di animali da pelliccia non considerano minimamente le esigenze naturali dell’animale, puntando esclusivamente all’ottenimento di un manto folto e di bell’aspetto. Gli animali sono sottoposti a continuo stress, dovuto ad esempio alla mancanza del rispetto della territorialità con conseguente aumento degli atteggiamenti aggressivi.Vivono in gabbie dalle dimensioni ridottissime, in cui anche il pavimento è in rete per facilitare la pulizia. Sono costretti a subire correnti d’aria e freddo, per favorire l’infoltirsi del pelo e le femmine divengono spesso “macchine” forzate alla riproduzione. I metodi di soppressione in allevamento cambiano a seconda delle dimensioni dell’animale. Nel caso di animali più grossi, come le volpi, si usa l’elettricità infilando elettrodi nell’ano e nella bocca, oppure un proiettile nella nuca, o il soffocamento da gas.Per gli animali di taglia più piccola, come i visoni, si utilizza un colpo di martello sul muso, un chiodo conficcato nella fronte oppure si annega l’animale precedentemente tramortito. Altri metodi diffusi sono l’avvelenamento con stricnina e il soffocamento con cloroformio.Le industrie conciarie, oltre allo smaltimento dei liquami e delle carcasse, già di per sé ovvio problema ecologico, sconvolgono anche l’ecosistema a causa della scomparsa di una specie o della presenza di animali al di fuori del loro luogo di origine, provocato dall’uomo. Lince e lontra, per esempio, in seguito al “prelevamento faunistico” versano in una situazione critica in Europa e sono quasi del tutto scomparse in Italia. Senza parlare della nutria che, importata dal Sud America, ha finito per invadere moltissime delle nostre zone umide, entrando in competizione con alcune specie locali.

 

Purtroppo negli ultimi anni si è visto un aumento di richiesta di capi con pelliccia, anche tra i giovani. Molte grandi firme hanno rinunciato alla pelliccia, mentre altre, anche piccole catene, continuano ad avere la doppia produzione: è tutto nelle mani del consumatore, è lui che può far calare la richiesta. Le persone non sono a conoscenza del fatto che molti inserti derivano dallo sfruttamento e dalla sofferenza animale. E’ il caso per esempio anche dei guanti, o i pon pon dei cappellini. Sono circa 7.000 allevamenti in Europa che realizzano ogni anno il 60% di produzione mondiale delle pelle di visone, con lo sfruttamento di 30 milioni di animali. La percentuale di pellicce provenienti da allevamenti intensivi è pari all’85%.Sono ancora tanti gli allevamenti da visoni aperti sul nostro territorio. Sono circa 200.000 animali detenuti.

 

 L’Organizzazione di Volontariato We Can ne propone l’abolizione definitiva attraverso campagne di sensibilizzazione e una proposta di legge. Proprio per questa ragione è fondamentale sensibilizzare il cittadino attraverso l’attenzione dell’opinione pubblica. Per questo motivo ci rivolgiamo alla Commissione Sanità e alla Commissione Agricoltura per chiedere la chiusura degli allevamenti di animali da pelliccia.L’Organizzazione di Volontariato We Can consiglia ai cittadini interessati di porre attenzione all’etichetta prima dell’acquisto di capi d’abbigliamento: se composti di pelliccia, piume o pelle, l’etichetta avrà la dicitura “contiene parti non tessili di origini animale”, se in materiale sintetico avrà la dicitura “no fur” (Assenza di pelliccia – ndr). #NOALLEVAMENTIDIANIMALIDAPELLICCIA