Vesuvio in fiamme, incendio doloso.
L’incendio è divampato venerdì pomeriggio nella pineta di Terzigno, sul versante sud del Monte Somma, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, estendendosi rapidamente fino a circa 1.050 metri di altitudine.
Attualmente sono attivi ben tre fronti di fuoco, localizzati nella valle del Gigante (verso Monte Somma), a sud del cratere e nella zona del Vicinale, dove il vento ha riattivato le fiamme. Il fronte di fuoco si estende per circa 3 km, con oltre 500 ettari di vegetazione già distrutti. Oggetto di danneggiamento anche vigneti pregiati e tessuto turistico; si stima che sia andato in fumo circa un ottavo del Parco Nazionale.






Interventi in corso
Sul posto sono state impiegate decine di squadre a terra: vigili del fuoco, Carabinieri Forestali, Protezione Civile, volontari da varie regioni, squadre VAB, e da ogni parte del paese per sostenere le operazioni. L’azione aerea è stata massiccia: 6 Canadair, 4 elicotteri regionali, 1 Erickson, e in alcuni momenti fino a 10 mezzi aerei in volo.
Il ministro Musumeci ha firmato lo stato di mobilitazione straordinaria della Protezione Civile, mentre l’Esercito è stato impiegato per presidi, viabilità, piste antincendio e rifornimento idrico. È stato attivato un Tavolo permanente in Prefettura a Napoli, coordinato con sindaci di Terzigno, Ottaviano, Boscotrecase e San Giuseppe Vesuviano, Carabinieri Forestali, Protezione Civile, Prefettura e Vigili del Fuoco.
Ipotesi dolosa e inchiesta in corso
La Procura di Nola ha aperto un fascicolo per incendio boschivo, anche se al momento non risultano indagati né ipotesi di reato formale: si attende la relazione dei Carabinieri Forestali. Non sono emerse tracce evidenti di inneschi dolosi, ma l’entità del rogo rende difficile pensare a un’origine non umana. Anche comportamenti negligenti o smaltimento illegale di rifiuti mediante falò sono accertati in casi passati.
Lo scrittore Roberto Saviano ha commentato: “La regia degli incendi dolosi spesso è unica, l’obiettivo è fare pressioni per ottenere appalti”.
Situazione attuale e prospettive
Secondo Raffaele De Luca, presidente dell’Ente Parco, la situazione “va meglio” e sono iniziate le operazioni di bonifica, fondamentali perché il fuoco può riprendere anche dopo lo spegnimento delle fiamme visibili. Tuttavia, rimane alta l’attenzione: le condizioni critiche legate a vento e caldo potrebbero far ripartire il rogo.
Secondo Daniele Siciliano, presidente dell’ODV We Can per contrastare gli incendi di natura dolosa servono leggi più punitive per la salvaguardia dell’ambiente, degli ecosistemi, degli animali e della biodiversità. La Direttiva UE 2024/1203, entrata in vigore il 20 maggio 2024 che inasprisce le pene per i reati ambientali gravi, inclusi gli incendi: Introduce il concetto di “reato qualificato”, con pene fino a 8 anni di reclusione; Fino al 21 maggio 2026 il nostro governo potrebbe adottare misure nazionali per l’attuazione e l’esecuzione della direttiva suggerita dall’Unione Europea.
La domanda è questa. A cosa stiamo aspettando?
L’ODV WE CAN HA REDATTO 10 PROPOSTE PER SALVAGUARDARE L’AMBIENTE, GLI ANIMALI E LA BIODIVERSITÀ PREVENENDO INCENDI BOSCHIVI.
1. Sorveglianza e tecnologie avanzate
- Installare reti di sensori termici e telecamere a infrarossi nelle aree boschive ad alto rischio.
- Utilizzare droni con intelligenza artificiale per rilevare inneschi precoci.
2. Piani di gestione forestale attiva
- Creare fasce tagliafuoco naturali (radure, colture agricole, pascolo controllato).
- Ridurre accumuli di materiale secco che alimenta gli incendi.
3. Formazione e coinvolgimento delle comunità
- Organizzare corsi locali di prevenzione incendi per cittadini, agricoltori e scuole.
- Incentivare il volontariato ambientale (fire volunteer days).
4. Protezione della fauna selvatica
- Prevedere corridoi faunistici sicuri e vie di fuga nei piani antincendio.
- Creare centri di recupero per animali feriti da incendi.
5. Mappatura e monitoraggio delle aree a rischio
- Aggiornare ogni anno il catasto delle aree percorse dal fuoco.
- Integrare i dati con mappe della biodiversità per priorità di intervento.
6. Sanzioni più severe e certe
- Inasprire pene e multe per incendi dolosi e per abbandono di rifiuti infiammabili.
- Prevedere il sequestro preventivo di terreni oggetto di incendi sospetti.
7. Ripristino ecologico post-incendio
- Rimboschire con specie autoctone resistenti al fuoco.
- Vietare l’edificazione e l’uso agricolo per almeno 15 anni nelle aree bruciate.
8. Prevenzione integrata con l’agricoltura
- Sostenere agro-pascolamento controllato per ridurre la biomassa secca.
- Favorire colture frangifuoco (vite, olivo, leguminose).
9. Educazione ambientale continua
- Introdurre nei programmi scolastici lezioni obbligatorie su incendi e biodiversità.
- Realizzare campagne nazionali di sensibilizzazione stagionale.
10. Cooperazione internazionale
- Creare un network mediterraneo di prevenzione e risposta rapida agli incendi.
- Condividere risorse aeree e tecniche di protezione della fauna tra Paesi limitrofi.






