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L’acqua è quotata a Wall Street, è la prima volta nella storia

L’acqua è quotata a Wall Street, è la prima volta nella storia. La preziosa risorsa idrica si è aggiunta all’oro, al petrolio e ad altre materie prime scambiate a Wall Street, sulla scia delle crescenti preoccupazioni sulla scarsità nel mondo di questo bene essenziale per la vita.

Nel silenzio generale, l’acqua è stata quotata in borsa per la prima volta nella storia e potrà essere oggetto di speculazione. E così, mentre in Italia votiamo perchè l’acqua resti un bene pubblico, nel mondo si pensa a quotarla in borsa. L’acqua scarseggia: uno studio pubblicato proprio un anno fa ha mostrato come montagne e ghiacciai di tutto il mondo non riescano più a stoccare e immagazzinare l’acqua per colpa della crisi climatica, e come questo porterà in pochi anni ad una vera e propria emergenza idrica planetaria con quasi due miliardi di persone che moriranno di sete. L’8 dicembre, il Nasdaq Veles California Water Index quotava l’acqua a $ 486,53 per piede acro, una misura di volume comunemente usata negli Stati Uniti equivalente a 1.233 metri cubi. Con quasi due terzi della popolazione mondiale che affronterà la scarsità d’acqua entro il 2025, questa crisi rappresenta un rischio crescente soprattutto per le attività agricole e industriali.

L’acqua è ancora un bene pubblico?

Nel 2010, l’Assemblea generale dell’Onu ha posto l’accesso all’acqua potabile, e a servizi igienico-sanitari di base, tra i diritti umani universali e fondamentali. Negli anni successivi, l’Unesco pubblica un Rapporto sullo sviluppo idrico per conto dell’Agenzia dell’Onu sull’Acqua (UN-Water) in cui si leggono frasi come: “I cambiamenti climatici influenzeranno la disponibilità, la qualità e la quantità di acqua necessaria per i bisogni umani di base, compromettendo così il godimento dei diritti fondamentali all’acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie per miliardi di persone” e si invitano gli Stati ad “assumere impegni più concreti”. In Italia, nel 2011 si è svolto un referendum, l’unico negli ultimi 25 anni che ha raggiunto il quorum, finalizzato a porre un freno alla privatizzazione della gestione delle risorse idriche. L’acqua è sempre stata bene pubblico, e sempre lo sarà, ma quello che si voleva impedire è l’estrazione di profitto dalla distribuzione, per cui di fatto quel voto non ha cambiato nulla. Proprio per questo, l’acqua riveste un’importanza decisiva a livello internazionale. Già oggi, questo prezioso elemento è il motivo principale alla base di numerosi conflitti; in futuro, il suo venir meno potrebbe essere la causa scatenante di eventuali guerre. Ci vorrebbe una risposta politica forte e concreta. L’Organizzazione di Volontariato We Can lancia un nuovo appello al Presidente della Camera e alle forze politiche di governo: è una vergogna che dopo il voto italiano sul referendum del 2011 non ci sia ancora una legge per la gestione pubblica dell’acqua.

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